In costruzione un telescopio da 1×1 km per ascoltare gli extraterrestri

venerdì 9 ottobre 2009, ore14:58


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Pigreco Australia e Nuova Zelanda si fanno avanti per realizzare sul proprio suolo SKA, Square Kilometer Array, un radiotelescopio da un chilometro quadrato composto da 5000 antenne paraboliche dal diametro di 12 metri ciascuna. Da parte neozelandese ne ha dato ufficialmente l’annuncio a fine agosto il ministro per lo sviluppo economico Gerry Brownlee. Sarebbe il più grande strumento scientifico che abbia mai sondato il cosmo nelle radioonde, un progetto di “big science” che richiede investimenti per 3,1 miliardi di dollari. Siamo nell’ordine di grandezza dell’acceleratore di protoni LHC costruito al Cern di Ginevra per la fisica subnucleare o del Progetto Genoma che nel 2001 ha portato a decifrare l’intera sequenza del DNA umano.Le ricerche possibili con SKA vanno dalla cosmologia (origine ed evoluzione dell’universo) allo studio di oggetti lontani come galassie attive e pulsar, fino all’ascolto di segnali radio cosmici intelligenti e allo studio dei cambiamenti climatici sulla Terra. Altro candidato a ospitare Ska è il Sud Africa, mentre la Cina e il Brasile sembrano ormai tagliati fuori. Entro il 2012 un comitato di scienziati dovrà decidere qual è la scelta migliore. La costruzione dovrebbe essere completata nel 2020. Una parabola prototipo dal costo di 2 milioni di dollari è già stata costruita e altre 39 sono in via di realizzazione (foto).La notizia arriva al momento giusto per celebrare il cinquantenario dell’atto di nascita della ricerca di segnali radio intelligenti provenienti dallo spazio: il 19 settembre del 1959 compariva su “Nature” un breve articolo dei fisici Giuseppe Cocconi e Philip Morrison nel quale si suggerivano le frequenze più adatte all’ascolto, quelle corrispondenti alle lunghezze d’onda tra 18 e 21 centimetri. Su queste frequenze emettono l’ossidrile e l’idrogeno neutro, cioè un “pezzo” della molecola dell’acqua e l’elemento più semplice e abbondante dell’universo. Una civiltà che voglia comunicare con culture aliene avrebbe buoni motivi “logici” per sceglierle. L’articolo di Cocconi e Morrison, intitolato “Searching for interstellar Communications”, si concludeva con una frase che ha la forza degli argomenti di Monsieur de La Palisse: “La probabilità di successo è difficile da valutare; tuttavia, se non iniziamo la ricerca, le ...


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